In sintesi: il divorzio si può chiedere dopo sei mesi di separazione consensuale o dopo dodici mesi di separazione giudiziale. I termini si contano dalla comparizione dei coniugi davanti al giudice nella separazione, o dalla data certificata dell'accordo di negoziazione assistita o di quello davanti al sindaco. Con la Riforma Cartabia la domanda di divorzio può essere proposta già insieme a quella di separazione.
Da quando si contano i termini
- Separazione in tribunale: dalla prima udienza di comparizione dei coniugi davanti al presidente o al giudice.
- Negoziazione assistita: dalla data certificata nell'accordo.
- Accordo in Comune: dalla data dell'atto davanti all'ufficiale di stato civile.
Se durante la separazione i coniugi tornano a convivere stabilmente, la separazione si interrompe e i termini ripartono da capo.
Quanto dura la procedura di divorzio
Il divorzio congiunto, con condizioni concordate, si chiude di regola in pochi mesi dal deposito del ricorso, spesso con una sola udienza o con trattazione scritta. Con la negoziazione assistita i tempi dipendono soprattutto dal nulla osta del Pubblico Ministero e sono in genere più brevi. Il divorzio giudiziale, quando c'è disaccordo su assegni o figli, può richiedere uno o più anni.
Separazione e divorzio insieme
Dal 2023 il ricorso di separazione può contenere anche la domanda di divorzio, che il giudice esamina quando sono decorsi i termini. È utile quando gli accordi sono stabili e si vuole evitare una seconda procedura. Ne parliamo nella guida dedicata.
Cosa cambia con il divorzio
- Cessano gli effetti civili del matrimonio e si può contrarre un nuovo matrimonio.
- L'ex coniuge perde i diritti successori, salvo l'eventuale assegno a carico dell'eredità se era titolare di assegno divorzile.
- L'assegno divorzile, se spetta, ha funzione assistenziale, compensativa e perequativa: non serve a mantenere il tenore di vita matrimoniale.
A cura dello Studio Legale Pernorio, Avv. Daniela Pernorio, Vigevano. Aggiornato a novembre 2026. Informazioni generali: non sostituiscono un parere sul caso concreto.