In sintesi: chi riceve un licenziamento ha 60 giorni per impugnarlo per iscritto, anche con una semplice lettera. Poi ha 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale o chiedere il tentativo di conciliazione. Se si lasciano scadere i termini, il licenziamento non è più contestabile, anche se era illegittimo.
1. Controllare la lettera
- Il licenziamento deve essere scritto: quello solo orale è inefficace.
- Deve indicare i motivi. Nel licenziamento disciplinare deve essere preceduto dalla contestazione dell'addebito e dalla possibilità di difendersi.
- Conservare la busta o la ricevuta: dalla data di ricezione decorrono i termini.
2. Impugnare entro 60 giorni
L'impugnazione è un atto scritto, anche stragiudiziale, con cui si contesta il licenziamento. Può essere fatta dal lavoratore, dal sindacato o dall'avvocato, via raccomandata o PEC. Non serve motivarla nel dettaglio. È un passaggio semplice ma decisivo.
3. Ricorso entro 180 giorni
Entro 180 giorni dall'impugnazione bisogna depositare il ricorso al tribunale, sezione lavoro, oppure comunicare al datore la richiesta di conciliazione o arbitrato. La causa di lavoro ha un rito veloce e, nella maggior parte dei casi, il lavoratore non paga il contributo unificato se ha un reddito sotto una certa soglia.
4. Le tutele
Le conseguenze di un licenziamento illegittimo dipendono dalla data di assunzione, dalle dimensioni dell'azienda e dal tipo di vizio. Si va dal reintegro nel posto di lavoro a un'indennità economica. Le regole sono cambiate più volte, anche per effetto delle sentenze della Corte costituzionale: per questo la valutazione va fatta sul caso concreto.
5. NASpI e documenti
- La domanda di NASpI all'INPS va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto. Impugnare il licenziamento non impedisce di chiederla.
- Conservare buste paga, contratto, comunicazioni, turni, messaggi di lavoro.
- Controllare che TFR, ferie non godute e ultime retribuzioni siano pagati correttamente.
E le dimissioni?
Le dimissioni si danno solo in via telematica, con la procedura del Ministero del Lavoro. Se si dimettono per giusta causa, per esempio per stipendi non pagati, si ha diritto alla NASpI.
A cura dello Studio Legale Pernorio, Avv. Daniela Pernorio, Vigevano. Aggiornato a novembre 2026. Informazioni generali: non sostituiscono un parere sul caso concreto.